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	<title>Pillole di franchezza</title>
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	<description>In questa vita frenetica il tempo è la risorsa più rara e preziosa. Trovarne abbastanza per riordinare i pensieri ed apprezzare la gioia di soffermarsi su di essi è lo scopo di questa mia piccola finestra sul mondo.</description>
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		<title>Il mercato e la guerra</title>
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		<pubDate>Thu, 29 Dec 2011 11:34:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli anni &#8217;80 le guerre in qualche parte del mondo erano all&#8217;ordine del giorno. Per non parlare dei dirottamenti, che almeno allora difficilmente si concludevano con lo schianto del velivolo e conseguente dipartita degli esseri viventi presenti al suo interno. I telegiornali erano zeppi di immagini di carri armati che avanzavano lenti, bombe che esplodevano [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negli anni &#8217;80 le guerre in qualche parte del mondo erano all&#8217;ordine del giorno. Per non parlare dei dirottamenti, che almeno allora difficilmente si concludevano con lo schianto del velivolo e conseguente dipartita degli esseri viventi presenti al suo interno.<br />
I telegiornali erano zeppi di immagini di carri armati che avanzavano lenti, bombe che esplodevano e fucili che sparavano. La mia (allora) piccola sorellina, quando vedeva quelle immagini ci chiedeva &#8220;Perché lì è arrivata la guerra?&#8221; oppure &#8220;Ma da noi non arriva la guerra, vero?&#8221;. Insomma, parlava come se &#8220;la guerra&#8221; fosse un&#8217;entità, una malattia, un qualcosa che arrivasse e costringesse gli uomini ad imbracciare un fucile.<br />
Beh, forse non era tanto lontana dalla realtà, in fondo la guerra è follia. Ma il ricordo dell&#8217;espressione di mia sorella mi è balzato davanti agli occhi proprio in questi giorni, associato ad un&#8217;altra entità astratta che sembra arrivare e sconvolgere intere nazioni: &#8220;il <strong>mercato</strong>&#8220;. Non parlo certo del mercatino rionale, ma di quel <strong>mercato</strong> che alza lo spread, svaluta le monete, manda in bancarotta paesi e depone governi democratici.<br />
I telegiornali di questi ultimi mesi parlano di spread che sale, interessi dei titoli di stato alle stelle, di svalutazione di questa o quella moneta. E la causa è il <strong>mercato</strong>. Se un governo vara una manovra che non piace al <strong>mercato</strong>, questo lo punisce. Se il <strong>mercato</strong> chiede, i governi concedono. Insomma, per essere un&#8217;entità astratta, questo <strong>mercato</strong> è proprio un grande schiccheratore di zebedei.<br />
Ho parlato di entità astratta, perché non si può associare i movimenti finanziari ed economici che definiscono un <strong>mercato</strong> ad un qualcosa di tangibile, tantomeno ad una persona fisica o giuridica. Ma&#8230;<br />
Siamo sicuri che dietro l&#8217;entità astratta <strong>mercato</strong> non ci sia qualche entità tutt&#8217;altro che effimera che ne condiziona l&#8217;andamento? Personalmente questa sicurezza l&#8217;ho persa da tempo e anzi sono convinto del contrario. Sono assolutamente certo che dietro la crisi finanziaria di questi ultimi anni ci siano una o più menti che lavorano per raggiungere obiettivi ben precisi. Ci sono tante teorie su chi siano i registi di questa crisi mondiale: gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale, FMI, banche a vario titolo. Una cosa è certa, la politica ha perso gran parte del suo potere in favore dei gruppi finanziari più potenti e questo, nonostante i non sempre onesti comportamenti dei politici, non è per niente un bene.<br />
I nostri governi sono ormai alla mercé del <strong>mercato</strong> e di chi, più o meno occultamente, ne stabilisce (o condiziona) le leggi. Destra, sinistra o centro, oramai nessuno schieramento politico può veramente governare secondo la sua ideologia ma, se non vuole far fallire il proprio stato, deve invece assecondare il <strong>mercato</strong>.<br />
Beh, la mia piccola sorellina direbbe: &#8220;Mamma ho paura che il <strong>mercato</strong> arrivi anche qui&#8221;.<br />
È tardi sorellina, è già qui, nel bene e nel male. Io mi limiterò ad aggiornare i modi di dire: &#8220;Piove, <strong>mercato</strong> ladro&#8221;.</p>
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		<title>La giusta età</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Oct 2011 14:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
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		<description><![CDATA[«Mamma» l&#8217;ha detto, adesso basta, lasciatelo in pace. Ai giardinetti, il solito bamboccio è circondato da donne di varia età che lo stanno torchiando. Volevano che dicesse «mamma» e lui l&#8217;ha detto, è crollato quasi subito, ma loro non si accontentano. Ora attaccano con «nonna», poi pretenderanno che pronunci i nomi di tutte le presenti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote class="quote"><p>«Mamma» l&#8217;ha detto, adesso basta, lasciatelo in pace.<br />
Ai giardinetti, il solito bamboccio è circondato da donne di varia età che lo stanno torchiando. Volevano che dicesse «mamma» e lui l&#8217;ha detto, è crollato quasi subito, ma loro non si accontentano. Ora attaccano con «nonna», poi pretenderanno che pronunci i nomi di tutte le presenti. Vogliono una confessione completa.<br />
Frastornato da quel tourbillon di permanenti fresche, profumi, collane tintinnanti su tette più o meno sode, il piccolo si guarda intorno ed emette un latrato. Le signore ridono, lo trovano carinissimo. L&#8217;interrogatorio continua, il bambino si volta verso di me, il suo piccolo mento tremola.<br />
Non posso fare niente per aiutarti, cosetto. Ti sei fatto incastrare, peggio per te, potevi fare finta di dormire, è una vecchia mossa che funziona sempre. Ti serva da lezione: quando avrai problemi con le donne, figlie, ex mogli o portinaie che siano, nessuno ti potrà dare una mano. Ricordatelo bene. Adesso mettiti a piangere. Viene voglia anche a me, ogni tanto. Alla tua età, però, ancora funziona.</p></blockquote>
<p>Da <strong>Un calcio in bocca fa miracoli</strong>, di <em>Marco Presta</em></p>
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		<title>Falling down</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Oct 2011 06:45:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mia madre mi ha raccontato diverse volte che mio padre, il giorno della mia nascita, è dovuto andare dai carabinieri e chiedere un nulla osta per poter utilizzare l&#8217;automobile. Era il periodo della prima grande crisi petrolifera e tutti i governi europei si obbligarono ad uno stato di austerity per risparmiare il prezioso carburante. La [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lamiafinestrasulmondo.scribam.it/wp-content/uploads/2011/10/fallingdown3.jpg"><img src="http://lamiafinestrasulmondo.scribam.it/wp-content/uploads/2011/10/fallingdown3-224x300.jpg" alt="Falling Down" title="Falling Down" width="224" height="300" class="alignright size-medium wp-image-159" /></a>Mia madre mi ha raccontato diverse volte che mio padre, il giorno della mia nascita, è dovuto andare dai carabinieri e chiedere un nulla osta per poter utilizzare l&#8217;automobile. Era il periodo della prima grande crisi petrolifera e tutti i governi europei si obbligarono ad uno stato di austerity per risparmiare il prezioso carburante. La stessa crisi che, assieme al mercato dei cereali, causò negli anni seguenti aumenti dei prezzi e svalutazione della moneta.<br />
Il mondo (il mio mondo, anche se a quell&#8217;età non me ne poteva fregar di meno) era allo sfascio.<br />
Una decina d&#8217;anni più tardi, nel mio mondo accadono avvenimenti quali la strage di Bologna, la strage di Ustica, il tentato assassinio del Papa, la guerra tra Iran e Iraq, l&#8217;invasione delle Falkland, le rivolte in Sudafrica contro l&#8217;apartheid, l&#8217;esplosione di Chernobyl, il primo avvistamento del buco nello strato di ozono.<br />
Insomma, il mondo era ancora allo sfascio, forse anche più di prima.<br />
Dopo un&#8217;altra decina d&#8217;anni le cose non sembrano migliorare: la guerra in Jugoslavia, il cannibale di Milwakee, l&#8217;assassinio di Falcone e Borsellino, lo scandalo &#8220;Mani pulite&#8221;, il genocidio in Rwanda (che provoca oltre un milione di morti), la guerra in Bosnia, la mucca pazza, la guerra in Kosovo, i cibi alla diossina.<br />
Lo sfascio continua.<br />
Anche nel decennio successivo: l&#8217;attacco terroristico alle Twin Towers, la reazione americana con l&#8217;invasione dell&#8217;Iraq, la SARS, il dramma del Darfur, la strage di Beslan, il maremoto nell&#8217;Oceano Indiano, Katrina, l&#8217;influenza aviaria, la bolla immobiliare, le prime rivolte dei popoli sottomessi.<br />
E oggi non va molto meglio.<br />
Terremoti, incidenti nucleari, nubifragi, manifestazioni pacifiche trasformate in guerriglia urbana da gruppi di facinorosi.<br />
Il mondo è pieno di brave persone. A voler rimanere legati, per deformazione professionale, ad un più che scientifico ambito statistico, almeno la metà degli abitandi della terra sono classificabili come brave persone.<br />
Ma ogni brava persona fa parte di un gruppo. Una città, una nazione, una fede politica, una fede religiosa. Perfino una tremendamente inutile fede calcistica. Mettili insieme e diventano <strong>gente</strong>, termine che può tranquillamente essere tradotta in &#8220;ammasso di stronzi&#8221;. E la <strong>gente</strong>, si sa, è un mostro incontrollabile. Noi <strong>gente</strong> riusciamo a produrre una quantità di cazzate tale da riempire ogni santo giorno le pagine dei quotidiani. Noi <strong>gente</strong> siamo talmente prolofici in quanto a trattamento di elementi scatologici da essere secondi solo agli scarabei stercorari. Sembra proprio che noi <strong>gente</strong> non riusciamo a vivere senza scendere ogni giorno un gradino più in basso.<br />
Però io di questa continua caduta mi sono francamente rotto i coglioni.</p>
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		<title>Futurando</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Apr 2010 18:00:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa storia comincia domani. Sarà un giorno meraviglioso, pieno di piacevoli sorprese e interessanti novità. Prenderò tutte le decisioni giuste e pronuncerò sempre discorsi assennati e non avrò bisogno di preoccuparmi che la gente mi fraintenda, perché ogni mia parola sarà cristallina. Quando uscirò di casa, ci sarà un tiepido sole che scalderà le mie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://lamiafinestrasulmondo.scribam.it/wp-content/uploads/2010/04/gsf-orologi-dali.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-128" title="gsf-orologi-dali" src="http://lamiafinestrasulmondo.scribam.it/wp-content/uploads/2010/04/gsf-orologi-dali-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Questa storia comincia domani.<br />
Sarà un giorno meraviglioso, pieno di piacevoli sorprese e interessanti novità.<br />
Prenderò tutte le decisioni giuste e pronuncerò sempre discorsi assennati e non avrò bisogno di preoccuparmi che la gente mi fraintenda, perché ogni mia parola sarà cristallina.<br />
Quando uscirò di casa, ci sarà un tiepido sole che scalderà le mie membra senza farmi sudare.<br />
Tutte le persone che incontrerò sorrideranno, perché non avranno alcun motivo per non farlo. Nessun timore, nessuna difesa necessaria. Tutti saranno sereni e felici, perché la vita è bella e niente può turbarla quando fai la cosa giusta.<br />
Volgerò loro un saluto sconosciuto e non mi daranno del pazzo. Invece saluteranno di rimando, con sguardo caldo e solare, colmo di gioia.<br />
Incontrerò famiglie felici, bimbi vocianti, scolaresche in gita, mamme indaffarate e padri con un bimbo sulle spalle.<br />
Il fornaio sarà gentile, il macellaio racconterà una fantastica barzelletta mentre serve una cliente, il benzinaio mi scucirà 50€ per il pieno, ma lo farà con un radioso sorriso sotti i voluminosi baffi.<br />
Mi fermerò davanti alle strisce pedonali attraversate da una ragazza bellissima. Si girerà verso di me sfoderando un incantevole sorriso e mi ringrazierà posando su di me lo sguardo dei suoi luminosissimi occhi verdi incorniciati da meravigliosi riccioli castani. E così, dopo avermi regalato inconsapevolmente qualche attimo di felicità, proseguirà per la sua strada.</p>
<p>Ed io sorriderò.</p>
<p>Domani.</p>
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		<title>Loredana</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2007 13:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Tragedia]]></category>

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		<description><![CDATA[Un foulard serve solo a ripararsi dal vento. Questa di Marinella è la storia vera che scivolò nel fiume a primavera ma il vento che la vide così bella dal fiume la portò sopra a una stella sola senza il ricordo di un dolore vivevi senza il sogno di un amore ma un re senza [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazyclan.com/foto/foulard.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="float: right; margin: 0 0 10px 10px; cursor: hand; width: 200px;" src="http://www.lazyclan.com/foto/foulard.jpg" border="0" alt="" /></a><br />
<span style="font-weight: bold;">Un foulard serve solo a ripararsi dal vento.</span></p>
<blockquote class="little"><p>Questa di Marinella è la storia vera<br />
che scivolò nel fiume a primavera<br />
ma il vento che la vide così bella<br />
dal fiume la portò sopra a una stella</p>
<p>sola senza il ricordo di un dolore<br />
vivevi senza il sogno di un amore<br />
ma un re senza corona e senza scorta<br />
bussò tre volte un giorno alla sua porta</p>
<p>bianco come la luna il suo cappello<br />
come l&#8217;amore rosso il suo mantello<br />
tu lo seguisti senza una ragione<br />
come un ragazzo segue un aquilone</p>
<p>e c&#8217;era il sole e avevi gli occhi belli<br />
lui ti baciò le labbra ed i capelli<br />
c&#8217;era la luna e avevi gli occhi stanchi<br />
lui pose la mano sui tuoi fianchi</p>
<p>furono baci furono sorrisi<br />
poi furono soltanto i fiordalisi<br />
che videro con gli occhi delle stelle<br />
fremere al vento e ai baci la tua pelle</p>
<p>dicono poi che mentre ritornavi<br />
nel fiume chissà come scivolavi<br />
e lui che non ti volle creder morta<br />
bussò cent&#8217;anni ancora alla tua porta</p>
<p>questa è la tua canzone Marinella<br />
che sei volata in cielo su una stella<br />
e come tutte le più belle cose<br />
vivesti solo un giorno , come le rose</p>
<p>e come tutte le più belle cose<br />
vivesti solo un giorno come le rose.</p></blockquote>
<p><strong>Fabrizio De André</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>La mia casa</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Oct 2007 22:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Casa]]></category>
		<category><![CDATA[Giardino]]></category>
		<category><![CDATA[Segreti]]></category>

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		<description><![CDATA[La mia casa è un luogo sicuro. Io voglio credere che lo sia. La mia casa non ha quattro mura, ne ha di più. Se volessi potrei contarle, le mura. Ma non potrei contare le porte. Quelle no. Assolutamente, no. Ogni porta nasconde un giardino, con i fiori, le piante, la fontana e una panchina. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazyclan.com/foto/casa.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="float: right; margin: 0 0 10px 10px; cursor: hand; width: 200px;" src="http://www.lazyclan.com/foto/casa.jpg" border="0" alt="" /></a>La mia casa è un luogo sicuro. Io voglio credere che lo sia.<br />
La mia casa non ha quattro mura, ne ha di più. Se volessi potrei contarle, le mura.<br />
Ma non potrei contare le porte. Quelle no. Assolutamente, no.<br />
Ogni porta nasconde un giardino, con i fiori, le piante, la fontana e una panchina.<br />
Seduta su quella panchina ci sei tu. Su tutte le panchine, di tutti i giardini dietro ogni porta, ci sei tu.<br />
Sei diversa in ogni giardino. I tuoi colori, i tuoi profumi, le tue labbra, i tuoi occhi.<br />
Eppure sei tu, sempre uguale a te stessa, ma insieme inesorabilmente diversa.<br />
Su ogni panchina di ogni giardino siedi immota, con lo sguardo sul colore più acceso.<br />
Rosso, verde, giallo blu. Non importa quale sia. Tu lo guardi, in silenzio.<br />
Potrei sedermi al tuo fianco, guardare lo stesso colore che guardi tu, nello stesso modo in cui lo guardi tu, ma non ti accorgeresti di me.<br />
In ogni giardino sei diversa e uguale insieme. Li percorro tutti, cercando il giardino con i colori meno accesi.<br />
Mi manca il tempo. Fugge via. Troppi giardini. Troppi colori. Torno in casa.<br />
La mia casa chiude fuori i problemi del mondo.<br />
E custodisce i miei.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il punto di non ritorno</title>
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		<pubDate>Tue, 22 May 2007 21:15:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Amore]]></category>
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		<description><![CDATA[In ogni cosa che facciamo c’è il rischio di superare il punto di non ritorno. Lo sanno bene i piloti aeronautici, che lo calcolano ad ogni decollo ed atterraggio; lo sanno i paracadutisti, che saltano giù con addosso un pezzo di tela come speranza di salvezza; lo sanno gli amanti che perdono la ragione durante [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lazyclan.com/foto/fragola.jpg"><img style="float: right; margin: 0 0 10px 10px; cursor: hand; width: 120px;" src="http://www.lazyclan.com/foto/fragola.jpg" border="0" alt="" /></a>In ogni cosa che facciamo c’è il rischio di superare il punto di non ritorno. Lo sanno bene i piloti aeronautici, che lo calcolano ad ogni decollo ed atterraggio; lo sanno i paracadutisti, che saltano giù con addosso un pezzo di tela come speranza di salvezza; lo sanno gli amanti che perdono la ragione durante l’amplesso.<br />
Ma è quando si litiga che il punto di non ritorno diventa il fulcro dell’evento: si moltiplica, si contrae, si estende; quando si è convinti di averlo lasciato indietro eccolo comparire di nuovo davanti, pronto per essere superato ancora, finché si ha voce, arroganza, testa di cazzo. In alcuni casi il punto si può identificare con una parola, un oggetto, un frutto; magari una fragola, condita con troppo zucchero.<br />
Alla fine si abbandona per stanchezza, lasciando il ring per l’accumularsi dei punti alle spalle e il moltiplicarsi di quelli davanti. Si rimane spiazzati, spossati, nervosi, arrabbiati, solitamente contro se stessi, per non essere riusciti a fermarsi prima.<br />
E ciò che rimane sullo stomaco è solo una sconcertante amarezza, perché ci si rende conto che forse, dopotutto, sarebbe stato sufficiente mangiare quella fragola.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Il dubbio</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Feb 2007 11:00:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vaneggiamenti]]></category>
		<category><![CDATA[Fortuna]]></category>
		<category><![CDATA[Scetticismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su La voce del padrone. - E tu saresti la Dea Bendata? - Perché, non le somiglio per caso? - Come posso giudicare una somiglianza con qualcosa che non esiste? - Sei un uomo molto scettico Stefano, ma il dubbio ti rode sempre, non è vero? - Il dubbio alimenta la curiosità, la curiosità [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic; font-size: 85%;">Pubblicato su <a href="http://lavodelpa.blogspot.com/">La voce del padrone</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.commercioelettronicoitaliano.it/inshop/000002_3Zeta_1/deabendata.jpg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="float: right; margin: 0 0 10px 10px; cursor: hand; width: 200px;" src="http://www.commercioelettronicoitaliano.it/inshop/000002_3Zeta_1/deabendata.jpg" border="0" alt="" /></a>- E tu saresti la Dea Bendata?<br />
- Perché, non le somiglio per caso?<br />
- Come posso giudicare una somiglianza con qualcosa che non esiste?<br />
- Sei un uomo molto scettico Stefano, ma il dubbio ti rode sempre, non è vero?<br />
- Il dubbio alimenta la curiosità, la curiosità nutre la conoscenza, la conoscenza genera il dubbio. In che modo tu potresti influire su questo o altri cicli vitali?<br />
- Eppure nel tuo ciclo vitale ho influito parecchio, non credi?<br />
- E quando mai, di grazia?<br />
- Non ricordi la volta in cui un camion senza freni ha giocato a bowling con una decina di automobili tra le quali avrebbe potuto esserci anche la tua?<br />
- Fui io a scegliere la corsia, senza dubbio. Ma se ciò che dici fosse vero, come mai non mi aiutasti quando, per evitare un gatto, caddi dalla moto?<br />
- Forse perché quella volta aiutai il gatto?<br />
- Quindi prediligi gli animali?<br />
- Chi non li predilige?<br />
- E come mai non salvasti la mia bellissima gatta bianca, finita sotto la ruota di un imbecille?<br />
- La famiglia di topi che salvai grazie a quell&#8217;intervento mi ricorda ancora nelle sue preghiere. Tutto è sotto il mio controllo, perché non vuoi arrenderti all&#8217;evidenza?<br />
- Hai proprio ragione, sai cosa ti dico?<br />
- No, cosa mi dici?<br />
- Che hai sciolto ogni mio dubbio. Fottiti.<br />
<span style="font-weight: bold;">*PUFF*</span></p>
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		<title>Quell&#8217;insostenibile leggerezza dell&#8217;eros</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2007 22:45:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amore]]></category>
		<category><![CDATA[Eros]]></category>
		<category><![CDATA[Passione]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
		<category><![CDATA[Segreti]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su La voce del padrone. Buio. Le lenzuola di seta porpora ci avvolgevano completamente. Non so perché avesse fatto quella scelta, ma il contatto di quel tessuto delicato sulla pelle mi regalava una sensazione quasi contraddittoria di freschezza e calore. Mi piaceva tanto quella sensazione, e mi piaceva sentire il profumo di lei. Eravamo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic; font-size: 85%;">Pubblicato su <a href="http://lavodelpa.blogspot.com/">La voce del padrone</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.lazyclan.com/foto/eros.jpeg" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}"><img style="margin: 0pt 0pt 10px 10px; float: right; cursor: pointer; width: 200px;" src="http://www.lazyclan.com/foto/eros.jpeg" border="0" alt="" /></a>Buio.<br />
Le lenzuola di seta porpora ci avvolgevano completamente. Non so perché avesse fatto quella scelta, ma il contatto di quel tessuto delicato sulla pelle mi regalava una sensazione quasi contraddittoria di freschezza e calore. Mi piaceva tanto quella sensazione, e mi piaceva sentire il profumo di lei. Eravamo sdraiati sul fianco destro, il mio petto a contatto con la sua schiena, le mie labbra che sfioravano la sua nuca. Avevo il naso fra i suoi capelli e m&#8217;inebriavo di lei. Entrambi compivamo dei leggeri movimenti, ognuno volto a trovare un contatto nuovo, diverso, più intenso ed intimo. Le mie mani la stringevano, accarezzandole i seni e la pancia, mentre le sue mani premevano sul dorso delle mie, assecondandone i movimenti. Sentivo il nostro desiderio crescere all&#8217;unisono, il calore dei nostri corpi aumentare lentamente, la carezze farsi sempre più audaci. Precedendomi di un solo attimo, fu lei a modificare la forma che avevamo assunto, voltando il suo viso verso il mio.<br />
Buio.<br />
Non potevo vederlo, ma immaginavo il suo sguardo su di me, i suoi occhi nei miei. Avvicinò le sue labbra alle mie e le sfiorò delicatamente. Le schiudemmo insieme ed il nostro bacio si fece appassionato e languido. Le nostre lingue si avvinghiarono alla ricerca di quell&#8217;intimità irraggiungibile quanto agognata, il cui inseguimento inebria corpo, mente ed anima. Sentivo i suoi seni premere contro il mio petto, le sue mani percorrermi la schiena, le sue gambe accarezzare le mie. Il sapore del suo bacio mi riempiva, saturando il mio corpo dell&#8217;intenso piacere dell&#8217;abbandono. L&#8217;abbandono incondizionato, il concedere ed il concedersi, la convinzione che nulla avrebbe potuto turbare quel momento di estrema condivisione.<br />
Buio.<br />
Le sue mani si insinuarono fra i nostri corpi, cercando la prova del mio desiderio. Mi guidò dentro di se con studiata lentezza e sentii il suo calore avvolgermi gradualmente ma completamente. Mi circondò con braccia e gambe stringendomi forte a se, invitandomi a penetrare fino in fondo al suo essere, fino a fonderci in una sola cosa. Entrai in un sublime stato di trance, nel quale i miei pensieri vagavano rapidi e incontrollati senza soluzione di continuità. Respiravamo entrambi affannosamente ed il crescere dei suoi gemiti accompagnava i miei movimenti. Lei mi assecondava, senza remore né pudore. Mi resi conto che la sua stretta aumentava costantemente di vigore mentre il mio cuore aumentava i battiti. Smisi di respirare, per un attimo ed un&#8217;eternità, la mia schiena era percorsa dalle sue unghie che mi graffiavano senza però farmi male, e mi accorsi che anche lei aveva fermato il suo respiro e, soprattutto, i suoi gemiti. Avevo gli occhi chiusi, le palpebre strette come a proteggerli da una luce intensa che non era nella stanza, ma proveniva da dentro il mio corpo, dalla mia mente, forse. Ripresi a respirare dopo un tempo che mi sembrò lunghissimo, accasciandomi su di lei. Le sue mani accarezzavano dolcemente la mia schiena ed il suo respiro tornava lentamente normale. Riaprii gli occhi mentre la luce abbacinante che mi aveva travolto poco prima si attenuava sempre più rapidamente, lasciandomi addosso una insostenibile leggerezza.<br />
Buio.</p>
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		<title>La filastrocca di messer Binocoluto</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2006 19:10:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LazyBoy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Filastrocche]]></category>
		<category><![CDATA[Bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato su La voce del padrone. Fu una sera di Dicembre, il Natale era alle porte, che messer Binocoluto incontrò comar Sordina. Egli avea scarponi grandi, delle braghe troppo corte, un cappello da montagna e una maglia verdolina. Ella invece, sì compita, sulla riva del ruscello, si trovava indaffarata a lavar gli sporchi panni, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-style: italic; font-size: 85%;">Pubblicato su <a href="http://lavodelpa.blogspot.com/">La voce del padrone</a>.</span></p>
<p>Fu una sera di Dicembre, il Natale era alle porte,<br />
che messer Binocoluto incontrò comar Sordina.<br />
Egli avea scarponi grandi, delle braghe troppo corte,<br />
un cappello da montagna e una maglia verdolina.<br />
Ella invece, sì compita, sulla riva del ruscello,<br />
si trovava indaffarata a lavar gli sporchi panni,<br />
il sapone lei fregava su un vestito proprio bello,<br />
rosso come il solleone, vecchio forse mille anni.<br />
E messer Binocoluto, passeggiando allegramente,<br />
si diresse verso riva per poterla salutare,<br />
ma ahimé lo sfortunato, forse un po&#8217; distrattamente,<br />
inciampò in un ramo secco; proprio lì doveva stare!<br />
Rotolò sopra le foglie, fece quattro capriole,<br />
quando infine si fermò, massaggiandosi il sedere,<br />
esclamò con voce grossa: “Accidenti, quanto duole!<br />
E per tutti i santi numi, io non posso più vedere!”<br />
Nel cadere avea perduto il suo bene più prezioso,<br />
con gli occhiali lui poteva sì vedere tutto il mondo,<br />
ma ora senza era perduto, &#8216;ché ad un palmo dal suo naso<br />
non vedrebbe un elefante mentre compie un girotondo.<br />
Il messere di gran lena, la sua voce usò a trombone,<br />
per cercare l&#8217;attenzione della piccola comare.<br />
Ma ahimé come sapete, se le orecchie non son buone,<br />
mica serve ci si sgoli, tanto è inutile gridare.<br />
Ed infatti la comare, non avendo un grande udito,<br />
continuava allegramente fischiettando le canzoni<br />
a fregare sul vestito il suo sapone profumato,<br />
mentre il nostro buon messere camminava un po&#8217; a tentoni.<br />
Ma fu proprio in quel momento che comparve zio Dittongo,<br />
trasportando sul carretto della legna per il fuoco,<br />
ed udendo il gran trambusto, si gettò di mezzo al fango,<br />
per accorrere in soccorso del messere mezzo cieco.<br />
Ma messer Binocoluto l&#8217;altro non vedea arrivare,<br />
nonostante zio Dittongo si sbracciasse risoluto,<br />
&#8216;ché neppure una parola lui riusciva a spiccicare,<br />
che disgrazia poverino, lui era poco più che muto.<br />
Ed infatti l&#8217;incidente, che pareva ormai concluso,<br />
prese piega assai peggiore, causa brutta scivolata.<br />
Fu lo zio che sopra il fango scivolò col suo bel muso<br />
dirigendo sul messere una gran bella testata.<br />
Ed entrambi i poveretti rotolaron nuovamente,<br />
verso riva ahimé, che mira, travolgendo la comare,<br />
“Cade il monte! Cade il monte!” urlò disperatamente<br />
finché non si ritrovaron dentro l&#8217;acqua ad annaspare.<br />
Per fortuna che il messere era un bravo nuotatore<br />
e seguendo le istruzioni di chi più di lui vedeva<br />
lestamente portò a riva zio Dittongo e la comare,<br />
sani, salvi e un po&#8217; bagnati, ma asciugarli non poteva.<br />
“Per gli gnomi di foresta! Guarda lungo la corrente!”<br />
gridò forte la comare rivolgendosi al messere.<br />
Era il bel vestito rosso ad andar via velocemente,<br />
il ruscello lo portava a ricongiungersi col mare.<br />
Zio Dittongo anche se muto, cacciò un urlo prepotente,<br />
ma il messer Binocoluto, ancor privo degli occhiali,<br />
con la voce triste disse: “Io non vedo proprio niente,<br />
dite tutto, che succede, ancor non son finiti i mali?”<br />
“Disgraziati! Quel vestito, non sapete a chi appartiene?”<br />
disse ancora la comare con le lacrime sugli occhi<br />
“Era di Babbo Natale! Ma pensate quante pene<br />
soffriranno quei bambini a cui non giungeranno i pacchi!”<br />
Ma il messer Binocoluto, ch&#8217;era come pochi saggio,<br />
pensò ad una soluzione, senza ben sapere quale,<br />
quindi disse senza attesa, appoggiandosi ad un faggio:<br />
“Non è solo col vestito che si fa Babbo Natale.”</p>
]]></content:encoded>
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